Qualcuno stacchi la spina al Popolo Delle (troppe) Libertà
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| Foto ANSA |
Seppur apprezzatissima dal
pubblico maschile, la sfilata in lingerie di Nicole Minetti rappresenta una
data di non ritorno per il partito, che almeno in parte, ella rappresenta. E
non è solo colpa di quella passerella o di qualche reggipetto esuberante.
Mettiamoci anche batman Fiorito, che a Roma compra una Jeep come se fosse un
panino, e di quella leadership inebriata dallo spento entusiasmo del Cavaliere,
che prima lascia intravedere una sua nuova candidatura e poi ritratta,
lasciando tutto e tutti alla vita monotona dell’Alfanismo. Serviva una scossa,
che ripulisse tutto, compresa l’aria che si era fatta pesante, oltre che un
tantino nauseante. E non hanno fatto notizia i numerosissimi delusi, da quelli
contrari all’appoggio a Monti a quelli che, riflettendo e non poco, si son
pizzicati con forza sul visino, compreso me, ed il sogno liberale è svanito,
forse già prima del Berlusconi bis. E mentre qualcuno parla di Grande Italia,
Montezemolo e Della Valle, si fanno avanti, il primo esplicitamente, il secondo
con più veemenza. E il Popolo della Libertà? Dove lo mettiamo? Siamo alla
frutta, o alla frutta secca? L’agonia dura parecchio, e visto che i
democristiani di centrodestra sono contrari all’eutanasia, lasciamola durare.
Anche perché il quadro sembra essere tutt’altro che definito. A sinistra fanno
a scazzottate per emergere, al centro giocano al corteggiamento all’antica, e
la Lega che pure ha perso parecchio, cicatrizza ancora e non senza fatiche.
Grillo poi, sembra crescere mese dopo mese, e perdonatemi la franchezza, non
solo per suoi meriti. L’antipolitica, con i Fiorito ed il Belsito di turno, non
può far altro che gongolare e gonfiarsi, ma mai rimetterci le penne, semmai può
spennare gli altri, dentro e fuori il parlamento. Il Popolo della (troppa) Libertà,
va restaurato. Qualcuno invece sostiene che sarebbe meglio cestinare tutto e
ripartire, magari dai più frizzanti esponenti partitici, come ad esempio
Giorgia Meloni, ultima vassalla della meritocrazia nel centrodestra. Alemanno
non promette appartenenze a prescindere, la Carlucci e la Prestigiacomo già son
belle che andate. Resta la Santanchè, ferrigna come sempre, o forse non più. Dei
vecchi soloni non parlo, parlano le loro facce stanche. Ma basta cambiare logo
e leadership? Forse è troppo poco. Servono idee: impresa mastodontica, ma
occorre farlo. Un nuovo, grande contenitore, parente lontano di questo Pdl,
finito davvero male. Almeno se si vuole evitare che Bersani, Vendola & Co.,
orfani della caccia alla volpe Berlusconi si siedano al governo, pure loro
senza tante idee.



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