Napoli “48”: La morta che parla.
Risulta
facile, persino fastidioso, dopo un lunedì dal bilancio simile, tirare fuori
tutto il disprezzo per due accadimenti tristissimi, specie se ben condito da camaleontica
ammirazione per la cultura e per le scienze e leggero scetticismo per la
metropolitana. Napoli in fiamme e che crepa, quella che emerge da notiziari e dalle
testate giornalistiche, ieri ha però mandato in scena, degna del più apprezzato
teatro, due opere drammatiche di profondissimo calibro.
Dietro al palco, però
ci sono anni ed anni di prove e preparazioni, con studiate comparse e
protagonisti fissi, gobbi e suggeritori indiscussi, mentre le prevendite per la
prima in due atti di ieri erano già sold out con il popolo scoraggiato e
sofferente che, tra posti in galleria e platea, per la prima volta è stato
costretto ad acquistare il biglietto e vedere uno spettacolo di cui voleva ma
non poteva farne a meno. “La morta che parla”, in due atti, è andata in scena
tra stupore, tristezza, lacrime, rabbia, frustrazione. Nel primo, per fortuna
nessuno ci ha rimesso le penne, anche se per poco. Nel secondo, il finale è
stato un vero strazio: come tutte le tragedie che si rispettino, altro che
quelle greche, a quella di ieri le fanno un baffo. Potremmo prendercela con il
regista? Ma in fondo, non sappiamo bene chi esso sia. Con il capo macchinista o
con lo sceneggiatore? Cambierebbe poco. Questa era una tragedia che si poteva
evitare? Si, ma preferibilmente prima che si mettesse mano al copione.
![]() |
| Il "lunedì nero". Fonte delle foto: Il Mattino |
Napoli
brucia e crepa giorno per giorno. Purtroppo. Non era altro che questa la teoria
sopracitata delle cosiddette “prove teatrali”. Qualora si accertasse la pista
dolosa, la cultura ieri sera è stata schiaffeggiata da qualche piromane improvvisato,
triste e pure ignorante. Lui però, sarebbe esclusivamente l’esecutore materiale
di un disprezzo, di una mancanza di rispetto e di amore per la propria città
che matura da troppo tempo. Ma io, da napoletano di provincia, mi fermo qui: soffro
in silenzio non additando colpe e responsabilità a chicchessia. Forse dietro la
triste “La morta che parla”, opera riuscitissima tra l’altro, ci siamo pure
noi, che non l’abbiamo difesa abbastanza. Ci siamo fatti intimorire dai graffi
e dai morsi che, lungo questi anni, non hanno soltanto fatto crepare palazzi o
incendiato musei.



Commenti
Posta un commento